Presentazione

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Globalizzazione: prove di convergenza tra il diritto, la morale e la religione?
(“La Voce” di Rovigo 13.09.2011)
di Patrizia Trapella* e Luca Massaro**


La nostra è l’era della globalizzazione – termine che indica la progressiva crescita e diffusione dei rapporti, scambi e relazioni tra gli stati del mondo tali per cui vi è (o dovrebbe esservi) un’uniformità di mete culturali ed economiche.
Non stupisce allora più di tanto l’esito dell’incontro di qualche mese fa di 750 sacerdoti con i componenti della Penitenziaria Apostolica – è il dicastero vaticano che si occupa dei problemi di morale. E’ stato affrontato il capitolo dei cosiddetti nuovi peccati. Forse anche sulla base delle vigorose spinte delle gravi notizie di cronaca dal mondo (ad esempio ricordiamo quella sul disastro ecologico dell’anno scorso causato dalla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon in Florida e la notizia sugli oltre 12mila morti dell’anno scorso nella guerra della droga in Messico), ai sacerdoti è stato comunicato che, ai fini del sacramento della confessione, ai vizi capitali tradizionali sono stati aggiunti i “peccati sociali” – così sono definiti i nuovi peccati. Essi sono l'abuso di droghe, l'inquinamento dell'ambiente, l'eccessiva ricchezza, la frode e l'evasione fiscale oltre alla fecondazione assistita e gli esperimenti sulle cellule staminali e sul DNA.
Chiariamo. Non è una vera e propria novità. Già nel 1986 Giovanni Paolo II aveva iniziato a delineare il peccato sociale – è il peccato individuale che finisce per ripercuotersi in qualche modo sulla collettività. Ma non è questo il punto.
Il tema principale è che si è peccatori non solo rubando, bestemmiando o desiderando la donna d'altri ma anche inquinando l'ambiente in cui si vive, facendo esperimenti scientifici considerati moralmente discutibili o compiendo manipolazioni genetiche volte a compromettere un embrione o all'alterazione del DNA. E' peccatore chi si droga e chi spaccia, chi evade le tasse ed ancora chi provoca ingiustizie e povertà o chi accumula in modo eccessivo ricchezze.
E’ il peccato in relazione anche alla collettività, non solo all’individuo. Per certi versi, una concezione innovativa ed estensiva. 
Azzardiamo un’ipotesi: se le inarrestabili trasformazioni della società comportano di fatto nuovi peccati e nuovi reati, la globalizzazione sottintesa alle stesse sta forse indicando la strada per giungere un giorno a sovrapporre il diritto con la morale e la religione?
E’ lontana la distinzione che fece Cesare Beccaria nell'opera Dei delitti e delle pene la quale, nel 1766, fu destinata addirittura all'iscrizione nell'indice dei libri proibiti – dobbiamo rimarcarlo, erano altri tempi. Il “reato”, per definizione del Beccaria, si sostanzia in un danno procurato all'intera collettività e quindi all'utilità comune. Pertanto, il responsabile merita di essere giudicato dalla società nei modi e forme che la stessa stabilisce. Il “peccato” consiste nell'offesa arrecata a Dio e, per chi é credente, il suo autore merita di essere giudicato solo da Dio o per dirlo con le parole del Beccaria dall'Essere perfetto e creatore.
Traduciamo il pensiero: il reato è di competenza della legge positiva mentre il peccato è intimamente correlato alla legge divina (religione). In sostanza, questo è il concetto di laicità dello stato, tipico degli stati moderni occidentali che tiene separati i due tipi di giustizia.
Oggi, a distanza di oltre due secoli, l’individuazione dei peccati sociali apre un nuovo scenario in cui la distinzione tra reato e peccato non è più così netta. Ora peccati e reati interessano la collettività. 
Allora è imminente la sovrapposizione del diritto con la morale?
La risposta non è facile se consideriamo da un lato l’estrema fluidità della nostra società e dall’altro le nostre robuste tradizioni storiche e culturali.
Certo è che l’evoluzione della tecnologia e, soprattutto, delle dinamiche sociali ed economiche ormai detta i tempi dello sviluppo del diritto e della morale. E ora questa inevitabile interazione ha un moto vorticoso e accelerato. E noi, siamo tutti avvisati. Non preparati!  

*avvocato penalista **medico legale con master in criminologia e psichiatria forense