Presentazione

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Il sopralluogo (a lato rappresentato nella cosiddetta fase di repertazione cioè “raccolta e registrazione dei corpi di reato”) è un’operazione tipica dell’attività investigativa e medico-legale. - Il sopralluogo giudiziario comprende tutte le indagini che vengono svolte nel luogo dove si...

19.8.09 Non ferma il boia perché non ha tempo. Giudice a processo PDF  | Stampa |  E-mail

da "www.libero-news.it"

Pubblicato il giorno: 19/08/09
Stati Uniti


Stato del Texas, Michael Wayne Richard, 49 anni, condannato a morte per stupro e omicidio. Il giorno dell’esecuzione, il 25 settembre del 2007, i suoi legali giocano l’ultima carta. Quella stessa mattina la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva deciso di valutare se il metodo di esecuzione vigente, quello dell’iniezione letale, rappresentasse una forma di punizione troppo crudele per il condannato, e pertanto fosse da ritenersi incostituzionale. Gli avvocati di Richard decidono immediatamente di fare ricorso, ma hanno un problema al computer. È una lotta contro il tempo. Alle 20.30 è fissata l’ora dell’esecuzione. Alle 16.45 telefonano al tribunale per avvertire che di lì a breve avrebbero presentato una richiesta d’appello. Non avevano però fatto i conti con Sharon Keller, che presiedeva la Corte d’Appello Criminale del Texas. La Keller è inamovibile: «Troppo tardi, alle cinque chiudiamo». A casa l’aspettano i muratori. Mentre alle 20.23 viene eseguita la condanna a morte.

A distanza di due anni Sharon Keller, ora 56enne e chiamata dalle associazioni che si battono contro la pena di morte Sharon “Killer”, è stata messa sotto processo e accusata di cattiva condotta per aver deliberatamente ordinato la chiusura degli uffici pur sapendo che gli avvocati dell’imputato attendevano una risposta relativa al merito della questione. La Keller, il cui caso viene considerato uno dei più gravi di malagiustizia della storia del Texas, è comparsa lunedì scorso di fronte a una commissione statale appositamente costituita per giudicarla: rischia di essere radiata dalla magistratura per non aver rispettato i diritti di un condannato a morte. La Keller si difende sostenendo che gli uffici sono sì stati chiusi alle 17 com’era giusto, ma che l’appello era stato comunque preso in considerazione e rigettato. «Quello di chiudere alle 5 è un comportamente che va bene per un banchiere» ha detto lunedì il legislatore dello stato del Texas Lou Burnham, un democratico, «ma un pubblico ufficiale che si trova tra un essere umano e la camera della morte deve tenere uno standard più elevato». La donna è considerata uno dei giudici più inclini alla pena di morte. Lo stesso anno, fino all’esecuzione di Richard furono messi a morte 19 persone. E solo una di queste era un bianco. Degli altri 9 erano afroamericani, e il resto ispanici. Dopo la morte di Richard il Texas decise di accogliere la moratoria richiesta a livello internazionale.

E mentre si attende la sentenza su Sharon Keller, prevista alla fine della settimana, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accordato un rinvio all’esecuzione di Troy Davis, detenuto della Georgia, condannato a morte per l’omicidio di un poliziotto. Davis si è sempre dichiarato innocente, e ha chiesto più tempo per raccogliere prove sulla sua estraneità al caso.